Nord America · Stati Uniti

Benedizione – Kent Haruf

Inizio.

Tante volte mi sono sentito dire che il modo più economico di viaggiare sia prendere un libro e cominciare a leggere. Vero, verissimo. Ma è una frase bella che fatta. È una frase semplice e come tale l’ho sempre presa. Non è detto che tutti i libri ti facciano viaggiare, anzi, semmai è il contrario. In pochi narratori possiedono la tecnica e il talento di portarti mano a mano con loro in un viaggio fatto di situazioni, di momenti, di “mi trovo qui ora con la mente”, di sordità apparente mentre il mondo tutt’attorno urla con i suoi rumori. Però, è innegabile che alcuni autori ci riescano ed è in quei casi che si prende un biglietto aereo o una macchina del tempo e ci si muove, ci si sposta, si vaga, in altre parole, si viaggia.

Ho voluto cominciare da Benedizione, che è in realtà una fine, la fine di una trilogia. È successo per motivi meno filosofici di quanto si possa pensare, semplicemente è stato il primo libro della Trilogia della pianura disponibile in biblioteca ed essendo un caso letterario interessante, non mi sarei mai perdonato di aspettare oltre per leggerne una parte.

Questa non è una recensione. È più una ricerca. Perché ogni libro ha i suoi luoghi, anche se non sempre ben definiti.

I libri andrebbero letti nei luoghi di vita dei loro personaggi, questa è una mia ferma convinzione, condivisibile o meno, più che altro, impossibile. E devo dire che ho avuto la tentazione di andare ad Holt per leggere la Trilogia, comprendere il senso profondo del racconto, delle vite dei personaggi, che sono in parte persone di carne e storie sentite. Uno scrittore non inventa mai tutto di sana pianta e nelle ambientazioni rimangono incastrate le immagini che gli si sono fissate negli occhi, dei luoghi che ha visto, in cui a volte ha anche vissuto, è cresciuto. Chi dice il contrario è certo di mentire.

In questa piccola ricerca ho imparato che una contea non è una città. È una suddivisione, passatemela così, del territorio che sta a metà tra i singoli Stati federati e i comuni. In sostanza una contea può contenere al suo interno città, villaggi, capanne una vicino all’altra. Quindi, partire, in questo caso, è partire verso un territorio. E di questo ragionamento è pregno Benedizione che si riferisce sì ad una cittadina che sembra proprio chiamarsi Holt, ma nell’immaginazione di certi passaggi è forse più intesa come contea, rendendo il tutto più impreciso, più esteso. Forse è proprio questo il suo bello. La fuggevolezza del luogo.

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Yucca nella pianura. (c) Max Liu.

Effettivamente esistono due contee chiamate Holt (almeno questo dice Dio Google), una in Nebraska; l’altra in Missouri. Entrambe sembrano collegate in qualche modo all’unico punto fisso ed esistente della storia, la città di Denver, Colorado, Stato in cui la storia prende luogo. Holt, in Nebraska è relativamente vicina. Holt in Missouri è più in là, ma è anche prossima, anzi, confinante con il Kansas e con le origini di Dad Lewis, con i luoghi da cui è scappato. Come completezza dell’informazione turistica, la prima è a 6 ore e mezza di auto, la seconda 8 ore circa, distanze ben diverse da quelle del libro, che ci riporta un viaggio di due ore e mezza a est di Denver necessario per raggiungere Holt. Entrambe sono ad est, ma per completezza, la contea di Holt in Nebraska è più a nord-est, mentre la contea di Holt in Missouri è quasi sulla stessa latitudine.

Pensare concretamente a Holt, come centro abitato da poter visitare è quindi impossibile, nonostante in molti tendano ad accomunare il luogo fittizio a quello reale della cittadina di Yuma, Colorado, dove Kent Haruf ha effettivamente vissuto. Per immaginare, possiamo quindi guardare a un territorio come quello degli Stati Uniti centrali, la provincia americana. Holt è l’altra America, lontana dalle alte densità di abitanti, dalla facilità del supermercato e della vita compro-pago-spendo. Dad ci racconta attraverso le parole dei suoi genitori la durezza della campagna, la fatica della solitudine e l’incapacità dell’amore genuino. Gli altri personaggi lo seguono con le loro piccole o grandi paure, ma soprattutto, con la lontananza dalla perfezione, dalla vita tanto immaginata e mai avuta, sia per colpa loro sia per colpa degli eventi.

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Bordo di campi di yucca. Yuma, CO.

“Uscirono da Denver, allontanandosi dalle montagne per tornare sugli altopiani: artemisia e yucca e gramigna ed erba del bisonte nei pascoli, grano e mais nei campi. Ai due lati della Statale c’erano piste sterrate che correvano sotto il cielo terso, dritte come le righe di un libro, con poche cittadine isolate sparse nella pianura sconfinata.”

“Il giorno dopo, Lorraine arrivò a Holt quando il sole era già tramontato e agli angoli delle strade si erano accesi i lampioni azzurri. Tutto le era familiare. Uscita dalla Highway 34 svoltò in direzione nord e guidò passando accanto a case silenziose illuminate per la notte, arretrate rispetto alla strada, alcune con giardinetti spogli, senza alberi né cespugli, di fianco a terreni vuoti coperti di erbacce – alti girasoli e ceanoto e amaranto – […]

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Fienili rossi fra gli alberi. (c) Max Liu.

“Passarono davanti alla casa gialla di Berta May e, all’incrocio con la Statale, all’estremità sud-occidentale della via, svoltarono a est per percorrere Date Street, passando davanti alla scuola elementare, al parco giochi e al campo sportivo. Presero poi Cedar Street, dove si trovava la chiesa metodista, quindi Birch Street, dove abita il direttore della banca e c’era la Community Church, e dopo Ash Street, dove c’era un vecchio edificio in legno bianco che un tempo aveva ospitato un hotel e ora era soltanto un affittacamere malridotto con un’ampia tettoria cadente, e più avanti la chiesa presbiteriana e quella cattolica. Alla fine arrivarono su Main Street e la percorsero tutta senza fermarsi, fino al bivio dove si deve scegliere se svoltare a est o a ovest.”

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Pascoli. (c) Max Liu.

“Aprì la portiera e uscì appoggiandosi al bastone, Mary e Lorraine lo seguirono standogli vicino; tutti e tre si allontanarono dalla macchina e rimasero in piedi sull’altura ventosa. C’erano altre colline a est e a sud, la città lontana a nord, con i silos bianchi che si stagliavano contro il verde della massa degli alberi, e ovunque tutto quello spazio aperto e piano.”

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Pianura del Colorado.

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Informazioni sul libro:

Benedizione, Kent Haruf – NNEditore, 2015

 

 

 

 

Sitografia:

Le immagini presenti non sono di mia proprietà. Gli eventuali autori e proprietari sono regolarmente indicati. Nel caso ne venga reclamato il copyright saranno immediatamente rimosse.
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2 risposte a "Benedizione – Kent Haruf"

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